THE FAMOUS MAGO MAC CHERONI
and his magic comic absurde show imitated but not equalled
 

 


RASSEGNA STAMPA

 

The Famous Mago Mac Ceroni

 

Giorgio Comaschi - La Repubblica. Vinciarelli ha probabilmente vinto La Zanzara, oltre perché innegabilmente bravo, anche per aver avuto il coraggio di conservare le sue esasperate cadenze di fronte a una parte di pubblico che ad ogni silenzio superiore ai 5 secondi si sentiva investito del dovere di trasformare il Duse in una corrida. [...] Vinciarelli ha conquistato la giuria quando, sentendo una spiritosata gratuita dal loggione, ha girato il suo gesto abituale, quello con la mano come spruzzare il fluido magico, verso il pubblico provocando l'applauso di comicità contro il beota che stava disturbando.

Claudio Cumani - Il Resto del Carlino. E' lui, il mago muto e scalcinato di Lucio Vinciarelli il trionfatore della sesta edizione della Zanzara d'oro, concorso per nuovi comici giunto l'altra sera alla finalissima nel corso di una affollata e interminabile passerella al Duse. La sua vittoria è importante perché premia la matrice più squisitamente teatrale (che è propria allo spirito della gara) rispetto alla comicità televisiva e d'effetto.

Erminia della Frattina - Il Mattino di Padova. La forza di Mac Cheroni è nello sguardo: punta gli occhi mobili addosso a chi ride forte, chi tossisce, chi sposta la sedia. Ma c'è di più: il Mago Mac Cheroni sembra vivere in una dimensione atemporale, scandita da ritmi interiori: lo sguardo, la parte più viva della sua espressività, non "guarda" nessuno ma è dentro di lui. Se il mago è triste, nostalgico, divertente, patetico, anche Vinciarelli è poliedrico allo stesso modo.

Elisabetta Azzali - L'Unità. I movimenti rallentati, gli sguardi stupefatti, le pause tra un gesto e l'altro, l'assenza di parole sullo sfondo della musica radiofonica, riportano ai vecchi trucchi fatti in casa dei maghi d'avanspettacolo.

La Nazione. Ovviamente non ci riesce e la comicità risiede tutta nei giochi e nei trucchi che invece che all'ombra e nel segreto si svelano sotto la luce impietosa dei riflettori. La gente ride e partecipa volentieri all'invito che il mago lancia nella serata.

Stampa Sera. Ha una mimica stupefacente tutta giocata sui tempi lunghi che contrasta volutamente con i brani sudamericani che compongono il repertorio musicale dei suoi numeri.

Gazzettino di Venezia. Non si tratta di cabaret in senso stretto, l'autore preferisce caso mai riferirsi al "teatro beckettiano, all'avanspettacolo degli anni d'oro, alla magia buffa, alla commedia dell'arte".

Pasquale Bellini - Gazzetta del Mezzogiorno. Vinciarelli era invece un mago disilluso, stupefatto e gessoso nell'inconcludenza goffa dei suoi giochi di prestigio: un po' pupazzo stanco un po' clown balordo e furbo. Molto apprezzato dal pubblico.

La Stampa. Mac Ronay è una figura mitica della tv Anni 60: mago pasticcione dalla faccia svagata ne combinava di tutti i colori. Al grande Mac Ronay si ispira Lucio Vinciarelli nel suo Mac Cheroni.

La Repubblica. Triste e comica al tempo stesso, la performance cela il segreto della malinconia sempre pronta a cogliere lo spettatore anche quando è travolto dall'immediatezza di una risata.

Alfonso Cipolla - Stampa Sera. Il suo Mac Cheroni è ormai a buon diritto considerato come un piccolo classico di un umorismo amaramente beffardo. I suoi trucchi poi sono quanto di più banalmente prevedibile si possa immaginare, ma proprio perché calati in quel contesto, diventano poeticamente surreali, scatenando una comicità irrefrenabile che nasce e si sviluppa da una preparazione centellinata. Vinciarelli è infatti un autentico mago dei tempi, dove la reiterazione ossessiva del gesto della sparizione, e l'impossibilità della maschera tragica, stridono a contrasto con le vitalissime musiche sudamericane di fondo. La risata allora non è più trattenibile, anche se un velo di pudore lo vorrebbe. E si ride invece molto, impietosamente, fino all'ultimo sguardo del vecchio, lanciato come estrema sfida prima di uscire.



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