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Dieci leggende un prologo e un epilogo per unidea di un epos cristiano |
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Andrea Frambosi - LEco
di Bergamo. Lucio
Vinciarelli indossa una tunica bianca per i personaggi buoni
e una nera per quelli cattivi in una semplificazione tanto arcaica
quanto geniale, che, eludendo un manicheismo di maniera, ci riporta
invece alla fresca ingenuità del teatro religioso delle
origini. La rappresentazione sacra della vita, dei miracoli e
del martirio di "San Giorgio Cavaliere" presentata
da Vinciarelli sabato scorso presso la chiesa parrocchiale di
Orio, dedicata proprio al Santo, è stata loccasione
per accostarsi a un tipo di teatro che è raro vedere dalle
nostre parti. Virgilio Celletti - LAvvenire. Limperatore Diocleziano ha un camicione nero lungo fino ai piedi e una corona di alloro appassito sulla testa. Spietato persecutore dei cristiani, prima cerca di far abiurare la fede a San Giorgio, suo valoroso ufficiale, poi fallito il proposito lo avvia al martirio. La sovrapposizione dellimperatore e del drago, che San Giorgio ha appena sconfitto, è un vero colpo di teatro, unintuizione quasi geniale: un altoparlante diffonde il discorso dellimperatore, insinuante e ampolloso, una sorta di diretta radiofonica ante litteram; dal vivo Diocleziano ricalca qualche frase con intenti caricaturali, ogni tanto ruggisce o ringhia come farebbe un drago, strabuzza gli occhi e sfodera la lingua che vorrebbe essere di fuoco. Il drago, limperatore, San Giorgio: è sempre Lucio Vinciarelli che dà loro e a unaltra decina di personaggi la voce cangiante e lespressione che trascolora dalla gioia alla rabbia, dallo stupore al dolore, alle risa sfrenate, al misticismo. Lucio Vinciarelli è di Gubbio, dove ogni bambino da secoli viene iniziato alla devozione di uno dei tre santi della festa dei Ceri di Gubbio ovvero di S. Ubaldo, S. Giorgio e S. Antonio. Lui ha scelto il secondo: in lunghi studi ha ricostruito dieci leggende della sua vita e le propone, un po contastorie un po Fregoli, ridendo e piangendo, pregando e danzando, in una sacra rappresentazione che ha leleganza e le trovate della semplicità. Un parroco del Novarese identifica col drago lusura, la droga, la mafia. Vinciarelli, rappresentando laltra sera la sua leggenda nella basilica romana di San Giorgio al Velabro, devastata tre anni or sono da ignoti attentatori, pensa che in questo caso il drago possa essere la viltà. Pina Paoli - Poetessa. Lefficacia di Vinciarelli, in questo molteplice gioco di prospettive, è quella di miscelare con estrema duttilità le singole situazioni. A toni severi e drammatici unisce solarità ed ironia e soprattutto nelle figure del Servo, del Fabbro, di Glicerio e di Pasicrate cè unumanità di grosso spessore, di grande pulizia morale ed enormi spazi di affettuosità quotidiana, filtrata attraverso il tempo che scorre lungo larco di una vita. Sul volto di Pasicrate, soprattutto, si legge lattento studio di mimo fatto da Vinciarelli. Il dolore, per la morte di Giorgio, è tutto lì, racchiuso nel volto del fedele scudiero. Unumanità attenta e consapevole con una saggezza di vita essenziale e sintetica, lontana dallarroganza del potere, impersonata dallimperatore Diocleziano. Qui lo studio teatrale è stato sottile. La doppia identità, dellImperatore, assume degli aspetti grotteschi di grande efficacia. I suoi guaiti dicono più di mille parole, la vera belva della situazione è lui. Più efficace del drago stesso. La Stampa. Vinciarelli è riuscito a recitarla anche a Tuzla, la martoriata località bosniaca nella quale i "draghi" per parecchio tempo hanno spadroneggiato indisturbati. Marta Meli - Giornalista. Giocando con una varietà incredibile di espressioni, Lucio Vinciarelli riesce ad assumere, tra gli altri, le sembianze del crudele imperatore Diocleziano, di un povero contadino disperato, del potente mago Atanasio, e persino di un ferocissimo drago affamato. Ma la magia più spettacolare appare alla quarta leggenda, quando Vinciarelli si trasforma nel personaggio della principessa, pasto futuro dellorribile drago. Chiedete allattore come fa ad impersonarla con tanta levità e vi menzionerà distrattamente un certo corso di danza del ventre, frequentato a Torino qualche anno fa. Lucio Vinciarelli è un artista particolare. In un mondo dove è lo spettacolo urlato e becero a far più successo, chi arriva in punta di piedi e canta storie sottovoce passa facilmente inosservato. Occorre saper ritrovare quel modo di sentire fragile e delicato, riposto profondamente dentro ognuno di noi, per poter applaudire, alla fine, uno spettacolo come San Giorgio Cavaliere. |
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