SAN GIORGIO CAVALIERE
Dieci leggende un prologo e un epilogo per un’idea di un epos cristiano
 

 

LEGGENDARIO DELLO SPETTACOLO

 

San Giorgio
Cavaliere
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San Giorgio
in Italia

 
Prologo. Gentile pubblico cortese e devoto / vado a raccontar la storia di Giorgio Santo e Cavaliere che divenne al mondo noto / per il lungo martirio che soffrì per mano del crudele imperatore Diocleziano / ma il Nobile e Santo Giorgio viene anche ricordato perché vicino al mare / con una lunga lancia un drago terribile riuscì ad ammazzare / che Principessa, popolo, Re e Regina, soldati ed anche bestie tutti assieme volle salvare. / L’attore che vi sta di fronte recita e scrisse di Giorgio la Sacra Rappresentazione per arte, mestiere ed anche devozione. / Egli cioè me nacque a Gubbio dove da più di ieri si fa la Festa e Corsa di tre alti e lignei e pesanti Ceri / e gli eugubini tutti quanti corrono appresso e sotto a questi che in cima le statue tengono di tre Beati Santi: / di Gubbio è Patrono Ubaldo Vescovo poi Giorgio Cavaliere ed Antonio Abate / e adesso che queste cose ho raccontate / alla fine di questo inizio ancor vi dico che in quel di Gubbio ogni anno assieme a mille / Lucio Vinciarelli con devozione e piacere al Cero corre appresso e sotto di Giorgio Santo e Cavaliere. / Gentile pubblico cortese e devoto l’attore qui presente / non è così demente da recitar la parte di questa Illustrissima Figura che la sua e la Sua non sono di ugual natura / ecco che allora dopo una breve preghiera / vedrete le facce, i gesti e le parole di dieci persone che del Santo raccontano storie belle o tristi oppure tremende / cioè chi Gli volle male in tunica nera / cioè chi Gli volle bene in tunica bianca / e fra le tante qui son dieci le leggende che un attore solo si impegna per bene a recitar stasera come si conviene / ecco dunque allora in silenzio ascoltate / le storie tra breve narrate / e se tutte o qualcuna gradite / alla fine di tutte / oppure di ognuna a vostro piacere vi prego applaudite.
Prima e seconda. Ed era la prima o detta del servo la leggenda sentita / che annuncia la nascita del Santo al mondo tanto gradita / ed ora per la seconda si procede dove si vede il Padre di Giorgio / ufficiale e guerriero al servizio di Roma di Diocleziano e del suo impero / e quando dalla guerra torna al Figlio di sera sempre prima di dormire / Gli racconta una storia e Giorgio lo sta a sentire / come quella di Perseo che uccidendo il mostro liberò Andromeda e conquistò la gloria.
Terza. E adesso se qualcuno si chiede a Giorgio le armi chi Le diede / cioè quelle che in mille dipinti possiede / ecco che l’attore con una parrucca dal pelo bianco / mostra un vecchio fiero saggio e forse stanco / che muovendo l’uno contro l’altro il labbro nella terza leggenda parla di Giorgio / quando ascolta i consigli del fabbro.
Quarta. Gentile pubblico cortese e devoto si presenti il fatto a tutti noto / cioè della quarta leggenda o della principessa che rischiò una fine tremenda / quando vicino al mare ed a un albero legata / dal drago crudele venne mirata / ma su un bianco destriero giunse Giorgio Cavaliero / e con questa rima il drago perse la vita e crebbe pel Santo onore e stima. / Ed ora l’attore a sol passo di danza vi mostra la principessa / e se per la mole / più che a questa somiglia ad una badessa / con un poco di sforzo e di immaginazione per lei pensate ad un altro viso peso e carnagione.
Quinta. Nella leggenda quinta da molti scritta e da tanti dipinta / l’attore mostra parola per parola / di come Giorgio uccidendo il drago conquistò la gloria / e liberò la Principessa che il drago ancor ferito condusse poi dentro le mura legato alla sua cintura, / e se quanto si sta per dire molti lo dicon falso e che non ebbe ad avvenire / questo all’attore non gli importa e non lo sta a sentire / perché quello che conviene è che il male sempre perda contro il bene o che il bene vinca sempre contro il male; / ma ora vi mostro il messale dove un anonimo scrisse una storia che a larghe chiazze somiglia a quella di Jacopo da Varazze. / E perché il fatto vi sembri vero / ve lo dirà un cavaliere stanco e ferito di quell’esercito del re / che alla vista del drago sebbene in duemila / tutto era fuggito.
Sesta. Nella sesta o del drago davanti agli occhi vedrete / la figura orrenda e grava di chi uomini e bestie uscendo dal mare da tempo mangiava / compresa la Principessa se in quella giornata stessa / a cavallo non fosse arrivato di tutto punto armato / il nostro Santo Giorgio forte pio coraggioso e bello che lo ridusse a mo’ di un agnello / e poi lo uccise quando nella città le zampe mise.
Settima. Oh Giorgio Santo e Cavaliere al mondo ben noto e tu cortese pubblico gentile e devoto / perdona adesso il qui presente che nella settima leggenda per dover di rappresentazione / con arte mostra chi diede a Te Giorgio e a mille e mille fedeli cento torture ed ogni tribolazione / cioè il terrore e nemico del mondo cristiano ovvero di Roma il crudele imperatore Diocleziano, / quando con ordine malsano assieme ad ira e festa / volle che alle spalle Tue oh Giorgio / col taglio tolta Ti fosse via la testa / ed ecco dunque a voi l’imago ed il cattivo cuore insano dello spregevole drago / dal nome imperatore Diocleziano.
Ottava. In quella che segue cioè la leggenda ottava / si dimostra come una persona cattiva diventi savia / infatti l’imperatore Diocleziano chiamò a corte il mago Atanasio perché a Giorgio desse la morte. / Quel mago pagano del paese il più potente offrì a Giorgio un veleno fetente / ma il Santo sorrideva perché grazie a Dio quella mistura fede e forza non Gli toglieva, / e quel mago più non credeva a quel fallace incanto / e cedendo di schianto chiedeva a Giorgio scusa col pianto, / e facendosi il segno della croce / come mille e mille cristiani subì a quel tempo una fine atroce, / ma da fallace incantatore rinacque a vita nova nel Regno di Nostro Signore.
Nona. Nella nona leggenda si parla di Glicerio povero contadino / e delle disgrazie sue cioè di come una vipera gli morse l’unico bue, / ma da Giorgio fu salvato con un miracolo per l’animale appropriato, / e come il contadino Glicerio dopo tante feste al bue si meritò il Regno Celeste / infatti tornando a Giorgio dal suo paese agreste davanti al crudele imperatore scelse Cristo Redentore.
Decima. Gentile pubblico cortese e devoto / ecco che assieme siam giunti piano piano / all’ultima leggenda di codesta rappresentazione / dove vediamo ma fate attenzione / del Nobile e Santo e Guerriero il povero Pasicrate Suo fedele scudiero / che quando vede di Giorgio il capo tagliato / per mano del boia dall’imperatore comandato / dalla tristezza e dal pianto gli si riempie il cuore / e per quello che vede è così forte il dolore / che a stento coi passi procede / che ogni nervo si blocca / ed anche grida e parole muoiono in bocca.
Epilogo. E quello che Pasicrate non riuscì a dire ora l’attore a ricordo di Giorgio a mo’ di epilogo lo fa sentire.



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