SAN GIORGIO CAVALIERE
Dieci leggende un prologo e un epilogo per un’idea di un epos cristiano
 

 

Prologo dell’inno a San Giorgio - 1. Il servo annuncia la sua nascita -
2. Il padre gli racconta una storia - 3. Il fabbro gli consegna le armi -
4. La principessa viene da lui liberata - 5. La leggenda - 6. Il drago terribile viene ucciso - 7. L’imperatore Diocleziano ordina il suo martirio - 8. Il mago Atanasio tenta di avvelenarlo - 9. Il contadino Gligerio - 10. Pasicrate il fedele scudiero di Giorgio piange la sua morte - Epilogo dell’attore

Rassegna
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Leggendario
dello spettacolo
San Giorgio
in Italia

 
Lucio Vinciarelli è nato a Gubbio, dove ogni anno il 15 maggio ha luogo la famosa Festa dei Ceri, ricorrenza nella quale i Ceri, tre grosse macchine di legno... in onore di Sant’Ubaldo, San Giorgio e Sant’Antonio, vengono portati a spalla dai ceraioli.
Ogni eugubino d.o.c. è particolarmente devoto ad uno dei tre Santi, tanto che a Gubbio è uso comune dire "Io sono di Sant’Ubaldo" oppure "Io sono di San Giorgio"... "Io sono di Sant’Antonio"; e l’essere di lo accompagna per tutta la vita e dopo la morte lo si ricorda perché era di e prima di nascere sono frequenti i dialoghi scherzosi tra genitori e parenti su quale camicia da ceraiolo vestirà il nascituro: gialla per Sant’Ubaldo, azzurra per San Giorgio o nera per Sant’Antonio.
Lucio Vinciarelli, attore ed autore, è stato, è e sarà di San Giorgio, e per tanti anni è stato come migliaia di eugubini nel corso dei secoli anche ceraiolo del cero di San Giorgio; per tanti anni durante la festa ha portato il cero e gridato e cantato "Viva San Giorgio".
San Giorgio Cavaliere, di cui è autore ed interprete, nasce da queste radici profonde ed antiche e dal desiderio personale di conoscere meglio la vita del suo Santo.
Dopo una lunga ricerca agiografica in numerose biblioteche italiane e dopo un appassionato studio dell’epica cavalleresca, Lucio Vinciarelli ha iniziato a scrivere il suo San Giorgio Cavaliere dove un attore solo, interpreta non il Santo ma dieci personaggi che lo conobbero, alcuni amandolo altri odiandolo, e Lo raccontano al pubblico di devoti del culto del Medesimo.
Lo spettacolo è volutamente povero nella scenografia e nei costumi. L’attore indossa una saio bianco per i personaggi buoni e uno nero per quelli cattivi, utilizza pochi oggetti tra cui un grande catino di rame colmo d’acqua, dove l’acqua ogni volta modifica le sue proprietà per esempio: acqua benedetta, acqua del mare da cui si erge il drago, acqua limpida da bere, il veleno mortale, ecc.
Nello spettacolo si alternano momenti allegri, drammatici, sacri oppure grotteschi.
I personaggi raccontano recitando un testo o con un’azione gestuale... sempre oscillando tra i canoni del teatro sacro, popolare o colto che sia.
Spesso si ride, a volte dei toni grotteschi dei cattivi a volte per la spensierata allegria dei buoni ed è comunque uno spettacolo profondamente rispettoso della figura del Santo, dove però il rispetto del sacro non significa noia per lo spettatore e dove la professione di fede dell’attore è testimoniata con gioia.



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